Inchieste Giornalistiche

Un osservatorio indipendente che indaga temi complessi e poteri nascosti per promuovere consapevolezza e riflessione critica

Una vicenda che nasce da una semplice domanda: come vengono spesi i soldi pubblici? Una domanda apparentemente innocua che, nel tempo, avrebbe aperto interrogativi ben più ampi sui rapporti tra amministrazioni pubbliche, fondazioni bancarie, sponsorizzazioni e interessi privati.

Quando dire la verità diventa pericoloso

(Tratto dal libro: “Io Non Mi Uccido”)

Uno dei più grandi difetti che in Italia può avere una persona, a maggior ragione se imprenditore, è quello di dire la verità. In Italia dire la verità è sempre pericoloso perché il malaffare è praticamente dappertutto e si rischia di allarmare, anche senza volerlo, chi lo compie. Si rischia cioè di farsi dei nemici.

La trasparenza è sempre pericolosa.

Io avevo addirittura aperto una pagina Facebook dal titolo “Dove vanno a finire i soldi delle tasse” in cui mi divertivo a pubblicare le delibere e le determinazioni del Comune di Fermo, che sono sì pubbliche, ma che non ottengono altra forma di pubblicità se non la pubblicazione sul sito internet dell’ente e che quasi nessuno si prende la briga di decifrare, essendo scritte in un linguaggio burocratico spesso incomprensibile.

Decine di pagine di riferimenti legislativi e norme per dire, ad esempio, che una lampadina è stata acquistata a quattro euro da Tizio.

Mi interessava soltanto dimostrare come veniva speso il denaro pubblico, ma non immaginavo certo che proprio nei rapporti con la pubblica amministrazione si manifestasse quella “mentalità massonica” di cui abbiamo parlato in precedenza.

Mi limitavo ad estrapolare l’oggetto o il servizio acquistato, con indicazione del prezzo e del destinatario, cioè il fornitore. Decine di pagine ridotte in quattro o cinque righe. In una di queste mie considerazioni avevo sottolineato l’eccessivo costo sostenuto dal Comune di Fermo per l’“addobbo” della rotonda antistante l’uscita dell’autostrada A14. Spendere 260.000 euro per uno scopo del genere, in un momento in cui le partite IVA facevano fatica a sopravvivere e mentre assistevamo a un suicidio ogni tre ore, mi sembrava effettivamente eccessivo.

I 260.000 euro della rotatoria di Fermo

I commenti sotto al mio post furono diversi.

Per comprendere il motivo di quelle reazioni è necessario fare un passo indietro.

Nel 2006 il Comune di Fermo aveva emanato un bando per individuare uno sponsor che si occupasse della sistemazione del verde della rotonda situata davanti all’uscita autostradale Fermo–Porto San Giorgio, con lo scopo di sgravare l’ente dai costi di manutenzione e, nel contempo, rendere più decoroso quello che è purtroppo l’unico vero punto di accesso alla città.

In cambio il Comune concedeva lo sfruttamento pubblicitario per 9 anni.

La gara fu vinta dalla Cassa di Risparmio di Fermo, che ottenne la gestione del verde per nove anni con la possibilità di collocare una scultura o altro elemento di arredo artistico.

I tempi, tuttavia, si allungarono a causa di alcune osservazioni dell’ANAS, superate soltanto nel 2012.

Nel frattempo si era insediata la giunta Brambatti. Un nuovo Sindaco e una nuova giunta. Assessore al Bilancio venne nominata Loredana Alidori, alto funzionario della Cassa di Risparmio di Fermo.

Quando arrivò il momento di dare seguito all’intervento, la Cassa di Risparmio comunicò di non essere più disponibile a sostenere la sistemazione del verde a causa delle presunte “mutate condizioni economiche”, dichiarandosi invece disponibile alla sola realizzazione dell’arredo urbano, naturalmente brandizzato.

Mutate condizioni economiche che, personalmente, non sono riuscito a rintracciare nei bilanci della banca di quegli anni, i quali mostrano invece un istituto in buona salute.

La giunta Brambatti, della quale facevano parte anche l’attuale Sindaco Calcinaro e il Vice Sindaco Trasatti, fece di tutto per assecondare questa richiesta, con aspetti che definire sorprendenti sarebbe riduttivo.

Il progetto, i progettisti e il costo dell’opera furono stabiliti direttamente dalla Cassa di Risparmio di Fermo. La banca contribuì con 200.000 euro, mentre al Comune furono accollati i restanti 60.000 euro, oltre ai costi di manutenzione ordinaria e straordinaria sia della rotatoria sia dell’opera artistica.

Un’operazione che non generava alcun vantaggio concreto per il Comune, il quale continuava a sostenere i costi che il bando originario avrebbe dovuto eliminare.

Per la banca, invece, il vantaggio era evidente: la possibilità di utilizzare la rotonda per promuovere il proprio marchio per un periodo di fatto illimitato (non venivano più riportati i 9 anni del bando iniziale), oltre a una serie di ulteriori iniziative pubblicitarie previste dal contratto.

Con molta probabilità avevo toccato anomalie di questo “finto” concorso che ruotavano attorno alla Cassa di Risparmio di Fermo.

Ma tutto questo lo ignoravo.

Ignoravo, ad esempio, che nell’operazione la Fondazione della Cassa di Risparmio avesse ricevuto, non si sa a quale titolo, circa 150 opere dall’artista Salvatore Fornarola (artista individuato dalla banca per realizzare l’opera artistica), come riportato dai giornali locali, senza alcun atto pubblico e senza alcuna forma di inventario. Considerando che la quotazione minima delle opere di questo artista si aggirava sui 2.000 euro ciascuna, il valore complessivo del trasferimento poteva non essere di poco conto.

Ignoravo anche che Salvatore Fornarola fosse il cognato di quel “Saso” Ventola che ricopriva il ruolo di responsabile dell’ufficio legale della banca e che stava seguendo le vicende della mia azienda.

Estromesso dal Tar per un voto

Nel 2015 venni eletto consigliere comunale per il movimento cinque stelle e feci in tempo a sollevare alcune questioni legate a questa rotonda, in particolare il fatto che il nuovo contratto di sponsorizzazione non prevedesse alcun limite temporale e consentisse quindi uno sfruttamento pubblicitario sostanzialmente illimitato dell’area.

Contestai inoltre la legittimità delle deliberazioni adottate con la partecipazione dell’assessore al bilancio Loredana Alidori, che ricopriva contemporaneamente anche il ruolo di funzionario della Cassa di Risparmio.

Qualche mese dopo venni estromesso dal Consiglio Comunale dal Tribunale Amministrativo Regionale, su ricorso del primo dei non eletti della lista del Movimento 5 Stelle, che aveva evidenziato alcune irregolarità nella compilazione dei verbali. Il TAR accertò una differenza di un solo voto.

Nella mia ingenuità, non partecipai al giudizio né presentai memorie o osservazioni, pur essendovi ulteriori errori che avrebbero potuto facilmente contrastare quel solo voto di differenza convinto dal principio dell’“uno vale uno” che animava il movimento della prima ora.

Rimane agli atti il fatto che il primo provvedimento del nuovo Sindaco, Paolo Calcinaro, fu proprio la richiesta di annullamento in autotutela della mia elezione.

Si legge infatti nel ricorso:

«va rivelato, inoltre, come sia stata vana l’istanza in autotutela, presentata all’Ufficio Centrale volta a rettificare il verbale di proclamazione degli eletti emendandolo dagli errori materiali. Istanza che in calce porta la firma del Sindaco di Fermo, Avv. Paolo Calcinaro, del Sig. Mirko Temperini, e di alti candidati poi rinunzianti. Istanza di correzione di errore materiale e/o di calcolo appunto vana in quanto il Presidente dell’Ufficio Centrale Elettorale, Dott.ssa Chiara d’Alfonso, emetteva in data 25.06.2015, provvedimento di non doversi procedere in ordine alle istanze depositate”.

Fui estromesso dal Consiglio Comunale e con me venne “estromessa” anche questa storia.

Rimane impossibile dimostrare se esista un collegamento tra questi fatti e l’immotivata iscrizione a sofferenza della Sport & Street. Tuttavia le circostanze emerse negli anni successivi rendono concreta la possibilità che la mia attività di denuncia e di approfondimento su vicende che coinvolgevano la Cassa di Risparmio di Fermo e soggetti ad essa collegati abbia contribuito a trasformarmi in un soggetto scomodo. Rimarrà probabilmente soltanto un’ipotesi, ma è un’ipotesi sostenuta da elementi che meritano di essere conosciuti e valutati.