Inchieste Giornalistiche

Un osservatorio indipendente che indaga temi complessi e poteri nascosti per promuovere consapevolezza e riflessione critica

Una storia di appelli, studi legali, costi giudiziari e sacrifici personali. Quando una causa vinta in primo grado non basta e la ricerca di una difesa adeguata si intreccia con le prove più dure della vita privata.

Una vittoria che non bastava

(Questo articolo riprende o approfondisce temi trattati nel libro “Io Non Mi Uccido“)

Anche se il Tribunale aveva riconosciuto le responsabilità della banca, la soddisfazione era soltanto parziale.

I danni non patrimoniali erano rimasti sostanzialmente fuori dalla decisione.

Molti dei danni patrimoniali documentati non erano stati integralmente riconosciuti.

Eppure quella sentenza rappresentava qualcosa di fondamentale.

Per la prima volta una decisione giudiziaria affermava che avevamo ragione.

Non soltanto sul piano morale.

Anche sul piano giuridico.

Dopo anni di isolamento e incomprensioni, iniziavamo a percepire un atteggiamento diverso da parte delle persone che ci stavano vicino.

La ricerca di un legale per l’appello

Dopo la sentenza di primo grado era chiaro che la battaglia non fosse finita.

Molti ci suggerivano di individuare un avvocato capace di affrontare il giudizio di appello.

Secondo alcune voci, la Cassa di Risparmio di Fermo godeva storicamente di una particolare influenza negli ambienti giudiziari regionali.

Che fossero fondate oppure no, quelle voci contribuirono ad aumentare le nostre preoccupazioni.

Volevamo affidarci a professionisti di alto livello.

Ma ogni passo si scontrava con una realtà molto semplice.

Non avevamo più risorse economiche.

Le difficoltà della mia famiglia

Nel frattempo anche la mia famiglia stava pagando il prezzo di quella vicenda.

Mio padre viveva con una pensione di circa 1.100 euro mensili.

Mia madre non aveva un reddito proprio.

La rata del mutuo della loro abitazione assorbiva oltre la metà delle entrate familiari.

Per anni io e mia sorella avevamo contribuito al pagamento.

Dopo il fallimento della società non ci fu più possibile farlo.

Questa situazione preoccupava enormemente mio padre.

Continuava a chiedermi come avremmo risolto i nostri problemi.

Io cercavo sempre di rassicurarlo.

Gli ripetevo che avevamo vinto la causa.

Che era soltanto questione di tempo.

Ma il tempo, purtroppo, continuava a passare.

L’ictus di mio padre

Il 6 febbraio 2019 la situazione precipitò.

Mentre in televisione andava in onda il Festival di Sanremo, ricevetti una telefonata da mia madre.

Mio padre si era sentito male.

Quando arrivai lo trovai a terra, privo di coscienza.

I soccorsi confermarono rapidamente il sospetto di un ictus ischemico.

Seguì il ricovero.

Seguirono giorni difficili.

Settimane difficili.

Mesi difficili.

La paralisi di una parte del corpo.

Le difficoltà nella deglutizione.

L’assistenza continua.

L’incertezza sul futuro.

Tutto questo si aggiungeva alle vicende giudiziarie che continuavano a occupare ogni spazio della nostra vita.

Lo studio legale Publio Fiori

In quel periodo ci venne suggerito il nome dell’avvocato Publio Fiori.

Attraverso conoscenze comuni riuscimmo a ottenere un appuntamento urgente presso il suo studio di Roma.

Raccontammo ancora una volta l’intera vicenda.

Al termine dell’incontro la valutazione fu molto chiara.

La causa appariva fondata.

Le prospettive erano positive.

Ma per affrontare il giudizio servivano risorse economiche.

Molte risorse economiche.

La richiesta iniziale fu di:

40.000 euro di anticipo.

Una cifra per noi irraggiungibile.

Tentammo una soluzione alternativa.

Proponemmo una quota percentuale sugli eventuali risultati futuri.

Per qualche giorno sembrò possibile trovare un accordo.

Successivamente, però, le condizioni cambiarono e il rapporto professionale non si concretizzò.

Il ricovero di mia madre

Le tensioni di quel periodo non colpirono soltanto mio padre.

Anche mia madre iniziò ad accusare pesantemente il peso della situazione.

L’assistenza continua.

Le notti in ospedale.

Le preoccupazioni economiche.

La paura del futuro.

Tutto questo finì per incidere anche sulla sua salute.

Fu colpita da un evento ischemico conseguente a uno scompenso cardiaco.

Per fortuna le conseguenze furono più contenute.

Ma da quel momento ci trovammo a gestire contemporaneamente due ricoveri.

Mia sorella assisteva mia madre.

Io assistevo mio padre.

Praticamente vivevo all’interno dell’ospedale geriatrico di Fermo.

L’incontro con l’ADUSBEF

Continuammo comunque a cercare una soluzione per l’appello.

Mi tornò in mente l’avvocato Floro Bisello, referente regionale dell’ADUSBEF, associazione nota per le proprie battaglie contro gli abusi bancari.

Anche in quel caso raccontai nuovamente tutta la vicenda.

Portai documenti.

Registrazioni.

Ricostruzioni dettagliate.

Spiegai la nostra situazione economica.

Per questo rimasi sorpreso quando ricevemmo un preventivo di:

22.010,74 euro

per la sola fase relativa all’inibitoria.

Una causa vinta che nessuno voleva finanziare

Provammo a chiedere chiarimenti.

La risposta confermò che quella cifra riguardava sostanzialmente soltanto la fase preliminare dell’appello ma che eccezionalmente avrebbero fatto rientrare anche la fase di appello.

Ancora una volta ci trovammo davanti allo stesso problema.

Una causa che appariva fondata.

Una sentenza favorevole.

Un danno riconosciuto.

Eppure costi che sembravano insostenibili.

Alla fine accettammo.

Non perché fossimo convinti.

Ma perché non avevamo più la forza di ricominciare da capo la ricerca di un nuovo avvocato.

La morte di mio padre

Il 29 aprile 2019, alle ore 9:30 del mattino, mio padre morì.

Mi trovavo da solo con lui.

Mia sorella era in ospedale da mia madre.

La sofferenza per la perdita si mescolava alla consapevolezza che mia madre non avrebbe potuto partecipare al funerale dell’uomo con cui aveva condiviso quasi cinquant’anni di matrimonio.

Fu uno dei momenti più dolorosi della mia vita.

Il giorno dopo

Il giorno successivo alla morte di mio padre arrivò una decisione che attendevamo da tempo.

La Corte d’Appello rigettò la richiesta di sospensione dell’esecutività della sentenza.

L’istanza di inibitoria venne respinta.

Era una buona notizia.

Una notizia che arrivava nel momento più difficile.

E che, per un attimo, mi fece pensare che mio padre avesse continuato a lottare per noi anche da un altro luogo.