Una vicenda che intreccia pressioni bancarie, dimissioni societarie e il tentativo di trovare tutela nelle istituzioni. Quando una crisi economica diventa una questione di giustizia, la ricerca di risposte porta inevitabilmente a bussare alla porta delle forze dell’ordine.
La telefonata che cambia tutto
(Tratto dal libro “Io Non Mi Uccido”)
Non contenta del suo operato, la Cassa di Risparmio di Fermo comunicava a Stefano Postacchini, attraverso una telefonata, che qualora non avesse restituito subito la cifra residua del suo prestito personale la banca avrebbe agito anche nei confronti del suocero, suo fideiussore, con ripercussioni sull’attività di costui, che, avendo un’impresa edile, era impegnato per cifre notevoli con il sistema bancario.
Una telefonata che fu percepita come un’autentica minaccia.
Le dimissioni dell’amministratore della Sport & Street
Apriti cielo.
Stefano si dimise dalla carica di amministratore della società con raccomandata del 5 dicembre, il cui contenuto appare particolarmente significativo:
“Carissimi soci, con la presente voglio formalizzare le mie dimissioni dalla carica di amministratore unico della Sport & Street srl. Come ho avuto modo di illustrare di persona la revoca immotivata della sovvenzione chirografaria effettuata alla fine del mese di Novembre dalla Cassa di Risparmio di Fermo e la conseguente ritorsione anche nei confronti del mio prestito personale anch’esso revocato e di cui mi è stato chiesto il rimborso entro 3 giorni mi hanno fortemente turbato e aggravato le mie già precarie condizioni di salute. Per questa ragione Vi prego di considerare le mie dimissioni come irrevocabili.”
Nel giro di pochi giorni ci trovammo così senza possibilità di accedere al credito bancario e senza un organo amministrativo operativo.
La denuncia ai Carabinieri
A quel punto decidemmo di rivolgerci ai Carabinieri per denunciare quanto stava accadendo.
Entrai nell’ufficio del Capitano Pasquale Zaccheo, persona con la quale negli anni successivi si instaurerà un rapporto di reciproca stima.
Il suo nome era già noto per aver collaborato con il magistrato Luigi De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Why Not, una delle indagini che avevano portato alla luce rapporti tra politica, affari, massoneria e istituzioni.
Il profilo del Capitano Pasquale Zaccheo
La giornalista Sandra Amurri descrisse così la figura di Pasquale Zaccheo in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano:
“Pasquale Zacheo è il capitano dei Carabinieri di Policoro in Basilicata e di Lamezia Terme, che fu braccio destro dell’allora Pm De Magistris mentre conduceva le indagini su magistratura, politica, massoneria e pezzi delle istituzioni poi sfociate nelle inchieste ‘Why Not’ e ‘Toghe Lucane’…”

(segue integralmente il testo già presente nel capitolo originale).
La promessa di approfondire la vicenda
L’incontro terminò con una promessa.
Considerati anche i possibili profili penali della vicenda, il Capitano Zaccheo si impegnò a raccogliere direttamente informazioni presso il presidente della Cassa di Risparmio di Fermo, il dottor Amedeo Grilli.
Dall’Arma alla politica
Il Capitano Zaccheo non poteva immaginare che l’ambiente fermano si sarebbe rivelato estremamente complesso.
Accettò successivamente la candidatura a sindaco della città.
Per noi fu sorprendente vedere, pochi mesi dopo la denuncia, proprio quella persona nella quale avevamo riposto tante speranze impegnata nella campagna elettorale insieme ad esponenti riconducibili alla Cassa di Risparmio di Fermo presenti nelle liste candidate.
L’intervento di Salvatore Borsellino
La candidatura di Zaccheo suscitò reazioni anche a livello nazionale.
Tra queste, quella di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, che il 28 maggio 2015 scrisse sul blog 19 Luglio 1992:
“su sua sollecitazione ho scritto un messaggio di sostegno a Pasquale Zacheo perché per me è quell’investigatore che insieme a Luigi de Magistris conduceva quelle inchieste che a quest’ultimo furono indegnamente strappate costringendolo a lasciare la magistratura…”
(segue integralmente il testo riportato nel capitolo originale).
Un giudizio personale
Successivamente ho avuto modo di conoscere Pasquale Zaccheo anche nella veste di consigliere comunale.
E devo riconoscere che, a mio giudizio, se fosse diventato sindaco molte cose sarebbero probabilmente cambiate in meglio.
In quel periodo, tuttavia, non riuscivo a vedere altro che il lato negativo della vicenda.
Il bicchiere mi appariva inevitabilmente mezzo vuoto.
Il decreto ingiuntivo del Tribunale di Fermo
La conversazione avuta presso il Comando dei Carabinieri non produsse gli effetti sperati.
Al contrario.
Il 19 febbraio 2015 ci venne notificato un decreto ingiuntivo con cui il Tribunale di Fermo intimava:
“di pagare, in solido, alla parte ricorrente per le causali di cui al ricorso, entro quaranta giorni dalla notifica del presente decreto la somma di euro 63558,13, gli interessi come da domanda e le spese di questa procedura di ingiunzione, liquidate in € 2.135,00 per compenso e, in € 406,50 per esborsi, oltre il 15,00% per spese generali, i.v.a. e c.p.a. ed oltre alle successive occorrende”.
Un nuovo passaggio che avrebbe segnato profondamente il prosieguo della vicenda.
Le spese legali e il costo della giustizia
È importante notare come le spese legali apparissero particolarmente elevate.
Un aspetto che, nel tempo, mi ha portato a interrogarmi sui meccanismi economici che ruotano attorno alle procedure giudiziarie.
I tribunali sono luoghi nei quali formalmente si amministra la giustizia.
Ma sono anche luoghi nei quali si muovono interessi economici, incarichi professionali e rilevanti flussi di denaro.
Una riflessione che accompagnerà molte delle pagine successive di questa storia.
