Inchieste Giornalistiche

Un osservatorio indipendente che indaga temi complessi e poteri nascosti per promuovere consapevolezza e riflessione critica

Tratto da “L’anima ha un odore?” di Massimiliano Bartocci –

“Quando avevo incontrato Maria Valtorta fra le testimonianze sul profumo di Padre Pio, pensavo che il suo contributo alla ricerca si sarebbe esaurito in quelle pagine. Mi aveva colpito la precisione con cui descriveva la fragranza avvertita nella propria stanza, annotando le circostanze e distinguendo ciò che aveva vissuto in sogno da ciò che affermava di aver percepito da sveglia. Tornando ai suoi scritti, mi accorsi però che l’olfatto vi occupava uno spazio molto più ampio: compariva nei racconti personali, nelle descrizioni del male e nelle scene evangeliche che sosteneva di vedere.

Dopo aver cercato nella Bibbia le immagini del profumo e della corruzione, quelle pagine acquistavano un interesse diverso. Volevo capire come una donna del Novecento avesse ripreso quel linguaggio e quale forma gli avesse dato nei quaderni scritti dal letto della sua casa di Viareggio.

Nata a Caserta nel 1897, Valtorta aveva prestato servizio come infermiera samaritana durante la Prima guerra mondiale. Nel 1920, mentre camminava a Firenze insieme alla madre, era stata colpita alla schiena con una sbarra di ferro. Secondo la ricostruzione biografica della Fondazione erede, l’aggressione contribuì al deterioramento della sua salute. Dal 1934 rimase definitivamente costretta a letto, condizione nella quale avrebbe trascorso più di ventisette anni, fino alla morte nel 1961.[1]

Fu il suo direttore spirituale, padre Romualdo Migliorini, a chiederle di scrivere l’autobiografia nei primi mesi del 1943. Il 23 aprile dello stesso anno, Venerdì santo, Valtorta affermò di aver ricevuto la prima di una lunga serie di «dettature». Cominciò a trascrivere parole che attribuiva a Gesù, alla Vergine Maria e ad altre figure spirituali, insieme a scene della vita evangelica delle quali descriveva luoghi, persone, gesti e dialoghi.

Fra il 1943 e il 1951 riempì centoventidue quaderni, per 13.193 pagine manoscritte, oltre a quelle dell’autobiografia. La parte principale di questo materiale sarebbe stata pubblicata nei dieci volumi oggi conosciuti come “L’Evangelo come mi è stato rivelato”. La vita di Gesù vi si sviluppava attraverso una quantità di particolari ed episodi assenti dai quattro Vangeli canonici.

Prima di entrare in quelle scene, dovevo chiarire il valore con cui le avrei utilizzate. Il 22 febbraio 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito che le presunte visioni, rivelazioni e comunicazioni contenute negli scritti di Valtorta non possono essere ritenute di origine soprannaturale e devono essere considerate forme letterarie attraverso le quali l’autrice ha narrato, a modo proprio, la vita di Gesù. Per la mia inchiesta, dunque, non potevo assumerle come testimonianze storiche delle sue parole o come un’integrazione dei Vangeli.

Restava, tuttavia, una questione che meritava attenzione: quanto erano precisi i particolari disseminati in quelle migliaia di pagine? Alcuni ricercatori avevano provato a verificarli, interrogando il cielo descritto dall’autrice, i luoghi e perfino la struttura dei suoi testi. Seguendo quelle ricerche, incontrai corrispondenze che non mi sembravano trascurabili.

Il cielo, anzitutto. In una narrazione, la Luna può limitarsi a illuminare una strada. Se però se ne indica la fase, insieme alla posizione di stelle e pianeti, la descrizione contiene informazioni confrontabili con un calcolo astronomico. Emilio Matricciani e Liberato De Caro avevano seguito questa traccia in uno studio pubblicato nel 2017 su Religions. Dalle indicazioni dell’opera ricavavano una cronologia della vita pubblica di Gesù compresa fra il 6 gennaio 31 e il 23 aprile 34 d.C., segnalando la coerenza dei riferimenti astronomici esaminati.[2]

Anche le piogge entravano nell’analisi. Gli autori confrontavano la frequenza dei giorni piovosi ricavata dal racconto con le rilevazioni meteorologiche moderne della regione, riscontrando un accordo statistico. Non era la ricostruzione del tempo atmosferico di singole giornate di duemila anni fa: il confronto presupponeva una sufficiente continuità delle frequenze delle precipitazioni. Ma introduceva un altro elemento concreto da discutere, accanto alle posizioni degli astri.

Negli studi successivi, De Caro, Fernando La Greca e Matricciani avevano esaminato gli incastri fra feste ebraiche, giorni della settimana e intervalli temporali presenti negli scritti. Ne proponevano una cronologia internamente coerente, estendendo l’indagine alla nascita di Gesù e di Giovanni Battista e all’Epifania.[3]

Poi c’era la terra. Fra i casi discussi in uno studio del 2020 mi colpì quello di Jezreel, l’antica città della Galilea identificata con il sito archeologico di Tel Jezreel, nell’attuale Israele. Nelle sue visioni, Valtorta descriveva la città come posta su un’altura e circondata da quattro torri, collocate ai quattro angoli.

Il particolare acquistava un significato particolare alla luce degli scavi archeologici. Le rovine di Tel Jezreel furono individuate casualmente nel 1987 e le successive campagne di scavo, avviate nel 1989, portarono alla luce i resti di un complesso fortificato di forma rettangolare, con quattro torri agli angoli, riconducibile al regno d’Israele del IX secolo a.C. Quella configurazione, secondo gli autori dello studio, non risultava documentata nelle fonti disponibili negli anni Quaranta, quando Valtorta scriveva.

Il problema diventava allora concreto: come spiegare la presenza, in una descrizione precedente di decenni alla scoperta archeologica, di un dettaglio che gli scavi avrebbero successivamente restituito? Gli stessi ricercatori avevano utilizzato altri passi per formulare ipotesi sulle sepolture di Pietro e sui luoghi della sua memoria a Roma, dalla via Nomentana[4] all’area ad Duos Lauros.[5] Qui occorreva distinguere le corrispondenze osservate dalle localizzazioni proposte, che rimanevano da verificare. Il fascino della ricerca stava anche in questo passaggio: una pagina poteva suggerire dove guardare, ma il terreno doveva ancora dare la propria risposta.

Infine, c’erano le voci. La varietà dei linguaggi poteva essere soltanto un’impressione del lettore, oppure lasciava tracce misurabili?  Nel 2018 Matricciani e De Caro avevano confrontato diversi gruppi di scritti, rilevando differenze statistiche marcate fra la voce personale di Valtorta e i testi da lei attribuiti alle figure spirituali. Un successivo lavoro sui discorsi attribuiti a Gesù ne esaminava la struttura linguistica, la durata stimata e il rapporto con le situazioni narrative.[6]

Nel 2026 Rizziero Carofano e De Caro erano tornati sulla questione con algoritmi di apprendimento automatico. I modelli distinguevano con elevata accuratezza quattro gruppi di testi: quelli riferiti a Valtorta, a Gesù, ad Azaria e al Paraclito. Gli autori interpretavano questa separazione come una diversità stilistica paragonabile a quella riscontrabile fra autori differenti. La complessità delle voci emergeva così anche dall’analisi quantitativa.[7]

Erano ricerche condotte in larga parte dallo stesso nucleo di studiosi, e le loro interpretazioni richiedevano confronto e verifiche indipendenti. Eppure, considerate insieme, le corrispondenze astronomiche segnalate, i particolari accostati ai ritrovamenti archeologici e la diversità misurabile dei linguaggi davano consistenza a un interrogativo sull’opera. Per comprenderla occorreva approfondire come Valtorta scrivesse, quali conoscenze possedesse e come costruisse quel mondo così fitto di dettagli.

Dal letto di una casa di Viareggio erano nate pagine nelle quali il cielo aveva le sue fasi, i luoghi una forma e le voci caratteri riconoscibili. Fra quei dettagli tornavano anche gli odori. Era da lì che la mia ricerca doveva riprendere.


[1] Fondazione Maria Valtorta erede, Life [Vita di Maria Valtorta], biografia pubblicata sul sito ufficiale della Fondazione

[2] Emilio Matricciani, Liberato De Caro, Literary Fiction or Ancient Astronomical and Meteorological Observations in the Work of Maria Valtorta [Finzione letteraria o antiche osservazioni astronomiche e meteorologiche nell’opera di Maria Valtorta], in «Religions», vol. 8, n. 6, 2017, articolo n. 110. DOI: 10.3390/rel8060110

[3] . Liberato De Caro, Fernando La Greca, Emilio Matricciani, Hidden and Coherent Chronology of Jesus’ Life in the Literary Work of Maria Valtorta [Una cronologia nascosta e coerente della vita di Gesù nell’opera letteraria di Maria Valtorta], in «SCIREA Journal of Sociology», vol. 5, n. 6, 2021, pp. 477–529. DOI: 10.54647/sociology84718; Liberato De Caro, Fernando La Greca, Emilio Matricciani, Chronology of Jesus’ and John the Baptist’ Births, and Jesus’ Epiphany and Death in Maria Valtorta’s Writings [Cronologia delle nascite di Gesù e di Giovanni Battista, dell’Epifania e della morte di Gesù negli scritti di Maria Valtorta], in «Open Journal of Social Sciences», vol. 11, n. 1, 2023, pp. 174–196. DOI: 10.4236/jss.2023.111015. Per un successivo approfondimento storico-calendariale sulle tradizioni, distinto dalla verifica diretta dell’opera valtortiana: Liberato De Caro, Fernando La Greca, The Traditions of the Nativity and Epiphany Between Faith and Science [Le tradizioni della Natività e dell’Epifania tra fede e scienza], in «Scientia et Fides», vol. 13, n. 2, 2025, pp. 279–298. DOI: 10.12775/SetF.2025.025.

[4] Ivi, per l’ipotesi sulla prima sepoltura di Pietro presso la via Nomentana

[5] Liberato De Caro, Fernando La Greca, Emilio Matricciani, The Search of St. Peter’s Memory ad ca-tacumbas in the Cemeterial Area ad Duos Lauros in Rome [La ricerca della memoria di san Pietro ad catacumbas nell’area cimiteriale ad Duos Lauros a Roma], in «Heritage», vol. 4, n. 1, 2021, pp. 479–506. DOI: 10.3390/heritage4010029

[6] Emilio Matricciani, Liberato De Caro, A Mathematical Analysis of Maria Valtorta’s Mystical Wri-tings [Un’analisi matematica degli scritti mistici di Maria Valtorta], in «Religions», vol. 9, n. 11, 2018, articolo n. 373. DOI: 10.3390/rel9110373; Emilio Matricciani, Liberato De Caro, Jesus Christ’s Spee-ches in Maria Valtorta’s Mystical Writings: Setting, Topics, Duration and Deep-Language Mathema-tical Analysis [I discorsi di Gesù Cristo negli scritti mistici di Maria Valtorta: ambientazione, argo-menti, durata e analisi matematica della struttura profonda del linguaggio], in «J», vol. 3, n. 1, 2020, pp. 100–123. DOI: 10.3390/j3010010

[7] Rizziero Carofano, Liberato De Caro, Mystical Literature Under the Scrutiny of Artificial Intelligen-ce: The Case of Maria Valtorta [La letteratura mistica al vaglio dell’intelligenza artificiale: il caso di Maria Valtorta], in «Scientia et Fides», vol. 14, n. 2, 2026, pp. 19–54, in particolare pp. 39–40 per le conclusioni e i limiti dell’attribuzione stilometrica. DOI: 10.12775/SetF.2026.015