Nell’estate del 2022 una serie di determine dirigenziali pubblicate dal Comune di Fermo attirò l’attenzione della redazione di Fermo News.
I documenti autorizzavano la sostituzione di telecamere e apparati di videosorveglianza che sarebbero stati danneggiati da presunti “fenomeni elettrici” o eventi temporaleschi.
A colpire non era il singolo episodio.
A destare interesse era soprattutto la frequenza con cui tali eventi sembravano verificarsi e l’entità delle somme liquidate.
Da qui nacque la video-inchiesta pubblicata l’11 agosto 2022 a firma del giornalista Massimiliano Bartocci con il titolo:
“I fulmini hanno preso di mira le telecamere di videosorveglianza dei Comuni marchigiani”.
Ventitré episodi e sempre gli stessi protagonisti
L’analisi delle determine pubblicate dai Comuni delle province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno consentì di individuare almeno ventitré episodi nei quali guasti a telecamere, antenne e apparati elettronici venivano attribuiti a fulmini, sovraccarichi elettrici o eventi atmosferici.
I casi riguardavano numerosi enti locali:
- Camerano;
- Osimo;
- Loreto;
- Castelfidardo;
- Civitanova Marche;
- Camerino;
- Tolentino;
- Potenza Picena;
- San Severino Marche;
- Montalto Marche;
- Fermo.
In molti casi il copione appariva simile:
dopo un temporale alcune telecamere smettevano di funzionare, la società incaricata della manutenzione effettuava una verifica tecnica e il danno veniva attribuito a un fenomeno elettrico.
Seguiva quindi la liquidazione delle somme e, frequentemente, l’attivazione della copertura assicurativa comunale.
Oltre 450 mila euro di danni liquidati
Dalla documentazione raccolta emerge che i soli danni attribuiti a fenomeni elettrici superano complessivamente i 450.000 euro.
Una cifra che non comprende:
- manutenzioni straordinarie;
- ampliamenti degli impianti;
- sostituzioni non collegate ai fulmini;
- canoni di assistenza ordinaria.
L’inchiesta evidenziò inoltre una criticità ricorrente.
Nei documenti amministrativi raramente venivano indicati:
- i numeri di matricola delle telecamere sostituite;
- l’esatta localizzazione degli apparati;
- la documentazione fotografica dei componenti rimossi.
Elementi che avrebbero consentito verifiche più agevoli.
Il caso Fermo
Uno degli episodi più significativi riguarda il Comune di Fermo.
Per due distinti eventi atmosferici, avvenuti nel dicembre 2017 e nel gennaio 2019, furono liquidati interventi per decine di migliaia di euro.
Successivi approfondimenti documentali permisero di confrontare fotografie delle telecamere installate prima e dopo gli eventi denunciati.
Secondo la ricostruzione effettuata dall’inchiesta, alcune delle telecamere dichiarate danneggiate sarebbero risultate ancora presenti nelle stesse posizioni originarie.
Un elemento che contribuì ad ampliare le verifiche e gli approfondimenti successivi.
Ma il vero business non erano i fulmini
Proseguendo l’analisi emerse un aspetto ancora più interessante.
I danni da fulmine rappresentavano probabilmente soltanto una parte di un sistema economico molto più ampio.
Le stesse società che installavano gli impianti risultavano infatti spesso coinvolte anche in:
- manutenzioni ordinarie;
- manutenzioni straordinarie;
- ampliamenti delle reti di videosorveglianza;
- gestione dei software;
- sostituzione degli apparati;
- aggiornamenti tecnologici.
In altre parole, il valore economico non derivava soltanto dalla vendita iniziale delle telecamere, ma soprattutto dalla gestione continuativa degli impianti nel tempo.
Quando nessuno si chiede perché le telecamere costano otto volte di più
Se l’inchiesta sui presunti danni da fulmine aveva sollevato dubbi sulle manutenzioni, l’analisi delle forniture acquistate dal Comune di Fermo ha aperto un interrogativo ancora più delicato: perché apparati identici risultano acquistati a prezzi radicalmente diversi a distanza di pochi mesi?
L’attenzione si concentra sul progetto di riqualificazione del quartiere Lido Tre Archi di Fermo e, in particolare, sul “Sub-intervento C1 – Potenziamento Videosorveglianza”, per un valore complessivo superiore a 516 mila euro.
Le 57 telecamere acquistate nel 2018
Con Determinazione n. 555 dell’11 settembre 2018 il Comune di Fermo acquistò 57 telecamere Hikvision modello DS-2CD2643G0-IZS.
Il prezzo riconosciuto risultava pari a:
- euro 2.495 per la fornitura della telecamera;
- euro 237,38 per la posa in opera;
per un totale di euro 2.773,38 oltre IVA per singolo apparato.
L’investimento complessivo per le sole telecamere ammontava a circa 158 mila euro oltre IVA.
Le apparecchiature vennero installate all’interno del quartiere Lido Tre Archi, già interessato dalla presenza di ulteriori sistemi di videosorveglianza.
I prezzi di mercato
L’analisi della documentazione allegata all’esposto evidenzia però un dato sorprendente.
Nel medesimo periodo il listino ufficiale Hikvision 2018 riportava per lo stesso modello un prezzo al pubblico di 446 euro.
In rete il medesimo apparato risultava inoltre commercializzato a cifre comprese tra 200 e 250 euro.
Una differenza che ha portato gli autori dell’inchiesta a interrogarsi sulle modalità di determinazione del prezzo finale applicato alla pubblica amministrazione
La gara del 2019
La situazione assume contorni ancora più significativi nel luglio 2019.
Nell’ambito del progetto denominato “Sistema integrato di sicurezza urbana intelligente”, cofinanziato dallo Stato, il Comune di Fermo bandisce una procedura aperta utilizzando la piattaforma telematica “Tutto Gare”.
Il progetto viene predisposto dall’ingegnere Pietro Angeloni che, nell’analisi prezzi e nel computo metrico, utilizza esattamente lo stesso modello di telecamera Hikvision acquistato nel progetto precedente.
Questa volta il prezzo stimato è però completamente diverso.
La telecamera viene valorizzata:
- euro 325 per il materiale;
- euro 652 complessivi comprensivi di ricarichi e posa in opera.
La gara viene aggiudicata alla società Elettro Esse di Loreto con un ribasso del 33,26%.
Il risultato finale è che il Comune acquista le stesse telecamere per circa 436 euro oltre IVA cadauna, comprensive di installazione.
Una differenza dell’865 per cento
Il confronto tra i due acquisti evidenzia una differenza impressionante.
Lo stesso modello di telecamera:
- nel 2018 viene acquistato a 2.773 euro oltre IVA;
- nel 2019 viene acquistato a 436 euro oltre IVA.
Secondo i calcoli riportati nell’esposto, la differenza complessiva supera l’865%.
Una forbice che difficilmente doveva passare inosservata.
Le società e i margini economici
La documentazione esaminata evidenzia il ruolo centrale di società riconducibili all’imprenditore Paolo Cingolani, operanti nel tempo attraverso diverse denominazioni:
- Tiemme Service;
- Tiemme Service SNC;
- Police Service Srls;
- Sonova Srl.
Ed è proprio dall’analisi dei bilanci che emerge uno degli aspetti più sorprendenti dell’intera vicenda.
Nel 2019 la Police Service Srls avrebbe registrato:
- fatturato: 659.716 euro;
- utile: 378.250 euro;
- redditività: 57,33%.
L’anno precedente la redditività avrebbe addirittura superato l’80%.
Numeri particolarmente elevati se confrontati con quelli di altre imprese operanti nel settore della sicurezza e dell’impiantistica, generalmente caratterizzate da margini molto più contenuti.
Lo stesso esposto riporta che nel medesimo periodo:
- Domo Electric avrebbe registrato una redditività del 7,72%;
- New Tech dell’1,97%;
- Ala Sicurezza del 7,38%;
- Alfasecur del 6,62%.
In altre parole, i margini dichiarati risulterebbero da otto a dieci volte superiori rispetto a quelli normalmente riscontrabili nel settore
Il software che rendeva difficile cambiare fornitore
L’inchiesta si è poi concentrata sul software proprietario denominato “Police Street”, utilizzato per la gestione delle telecamere OCR dedicate alla lettura delle targhe.
Secondo la documentazione raccolta, numerosi Comuni avrebbero progressivamente costruito i propri sistemi attorno a questa piattaforma.
La conseguenza sarebbe stata rilevante.
Ogni successivo ampliamento, aggiornamento o manutenzione richiedeva la compatibilità con il software già installato.
Questo meccanismo avrebbe finito per favorire il mantenimento degli incarichi in capo agli stessi operatori economici.
Alcune imprese concorrenti contestarono formalmente tale impostazione sostenendo che il software non fosse liberamente reperibile sul mercato e che ciò producesse una sostanziale limitazione della concorrenza.
Dall’inchiesta giornalistica agli approfondimenti giudiziari
La pubblicazione dell’inchiesta non si è esaurita nel dibattito pubblico.
Le anomalie evidenziate nei documenti amministrativi e gli approfondimenti successivi hanno contribuito ad attirare l’attenzione dell’autorità giudiziaria.
Nel tempo la vicenda è stata oggetto di ulteriori segnalazioni ed esposti che hanno ampliato il quadro investigativo, estendendo l’attenzione a:
- presunti danni da fenomeni elettrici;
- affidamenti e manutenzioni;
- utilizzo di software proprietari;
- procedure di gara;
- costi delle forniture;
- funzionamento degli impianti di videosorveglianza.
Le domande ancora aperte
A distanza di anni restano numerosi interrogativi.
Come si spiega una concentrazione così elevata di danni attribuiti ai fulmini?
Le sostituzioni dichiarate corrispondono sempre agli apparati effettivamente rimossi?
Per quale motivo alcuni Comuni hanno continuato ad affidare servizi e manutenzioni agli stessi operatori?
E soprattutto: come si spiegano margini economici così elevati in un settore dove la redditività media delle imprese è normalmente molto inferiore?
Sono domande alle quali spetterà agli organi competenti fornire risposte definitive.
Di certo, quella che era partita come una curiosità giornalistica su alcune telecamere danneggiate dai fulmini si è progressivamente trasformata in una delle più articolate inchieste sul sistema della videosorveglianza pubblica nelle Marche.

