Tratto da “L’anima ha un odore?” di Massimiliano Bartocci –
“Fino a quel momento avevo incontrato persone alle quali veniva attribuita la capacità di percepire un odore “inspiegabile” proveniente dall’esterno.
Poi ho incontrato la storia di una donna che raccontava qualcosa di diverso: non aveva sentito il fetore dell’anima di uno sconosciuto, diceva di avere sentito il proprio.
Si chiamava Gloria Constanza Polo Ortiz. Era colombiana, esercitava la professione di odontoiatra e, secondo la testimonianza che avrebbe ripetuto per anni davanti a migliaia di persone, nel maggio del 1995 fu colpita da un fulmine all’interno dell’Università Nazionale di Bogotá.
L’episodio dell’incidente fu riportato anche dalla cronaca colombiana dell’epoca, sul quotidiano El Tiempo. Negli anni successivi diversi articoli tornarono sulla sua storia, ricostruendo l’incidente, le conseguenze fisiche della scarica elettrica e il lungo percorso di recupero, insieme al racconto dell’esperienza spirituale che Gloria Polo avrebbe vissuto in quei momenti.
Quel giorno avrebbe cambiato completamente la sua vita, non soltanto perché era sopravvissuta a un incidente potenzialmente mortale. Durante il periodo trascorso tra la perdita di coscienza, le rianimazioni, gli interventi chirurgici e il coma, Gloria affermava di avere visto ciò che si nascondeva dentro di lei. E ciò che aveva visto, raccontava, emanava un fetore insopportabile.
Il fulmine
La ricostruzione più diffusa dell’incidente proviene dalle parole della stessa Gloria Polo. Una trascrizione italiana intitolata “Dall’illusione alla verità” si presenta come la traduzione di una testimonianza pronunciata in una chiesa di Caracas il 5 maggio 2005, esattamente dieci anni dopo i fatti.[1]
Gloria racconta che quel pomeriggio si trovava all’Università Nazionale di Bogotá insieme al marito e a un giovane parente di ventitré anni, anch’egli odontoiatra, con il quale stava seguendo una specializzazione. Pioveva e lei e il ragazzo camminavano sotto un piccolo ombrello, saltando tra le pozzanghere e avvicinandosi agli alberi, mentre il marito procedeva lungo la parete della biblioteca, protetto da un impermeabile.
Fu allora che il fulmine li colpì.
Secondo la testimonianza, il giovane morì, mentre Gloria riportò lesioni gravissime e un arresto cardiaco. La scarica sarebbe entrata da un braccio e uscita dal piede destro, attraversando il corpo e provocando ustioni esterne e interne. Nel racconto compaiono tessuti distrutti, organi danneggiati, il rischio di amputazione delle gambe e una lunga permanenza in ospedale.
Sono descrizioni mediche molto precise e proprio per questo richiederebbero cartelle cliniche, referti operatori, fotografie, indicazioni sugli ospedali e testimonianze dei sanitari. Nelle fonti pubblicamente accessibili che ho potuto consultare non ho trovato la documentazione originale necessaria per verificare autonomamente l’intera ricostruzione clinica.
Sopravvivere a una fulminazione, comunque, non è impossibile. La medicina riconosce che un fulmine può provocare arresto cardiaco e respiratorio, perdita di coscienza, ustioni e conseguenze neurologiche o neuropsicologiche; gli effetti più gravi riguardano spesso il cuore e il sistema nervoso, anche se possono verificarsi lesioni estese.
Un particolare della testimonianza, tuttavia, entra in contrasto con le indicazioni di primo soccorso. Gloria racconta che lei e il giovane rimasero a terra per più di due ore perché i loro corpi continuavano a emanare elettricità e nessuno poteva toccarli; soltanto dopo l’esaurimento della carica i soccorritori avrebbero potuto avvicinarsi.
Il corpo di una persona colpita da un fulmine, invece, non conserva elettricità e può essere soccorso immediatamente.[2]
Questo errore non dimostra che l’incidente non sia avvenuto. Potrebbe derivare da una spiegazione inesatta ricevuta in seguito, da una percezione alterata del tempo o dalla difficoltà di ricostruire ciò che accadde mentre Gloria era incosciente; mostra però che la testimonianza non può essere letta come un verbale medico perfettamente affidabile in ogni dettaglio.
Le versioni disponibili presentano anche discrepanze più piccole: in un testo il giovane morto è definito “cugino”, in un altro “nipote”, mentre alcune pubblicazioni collocano l’incidente il 5 maggio e altre l’8. Le differenze non cancellano il nucleo della storia, ma mostrano che il racconto è passato attraverso trascrizioni, traduzioni e adattamenti. Era necessario ricordarlo, non per interrompere continuamente la narrazione, ma per sapere quale tipo di documento avevo davanti.
Anche altri particolari medici rimangono affidati soprattutto alla testimonianza di Gloria. Racconta, per esempio, che dopo la folgorazione i medici le avrebbero spiegato che le ovaie erano state gravemente compromesse, tanto da ritenerla ormai incapace di avere figli; secondo il suo racconto, circa un anno e mezzo dopo l’incidente rimase invece incinta e diede alla luce una bambina, interpretando quell’evento come un intervento straordinario di Dio.
Ho potuto accertare che Gloria Polo esisteva, che raccontava pubblicamente la propria esperienza e che la sua testimonianza aveva raggiunto molti Paesi; non ho potuto verificare con la stessa sicurezza ogni particolare medico né, naturalmente, ciò che affermava di avere visto mentre il corpo era privo di coscienza.
La parte più importante della storia rimaneva affidata alla sua parola.
[1] Dall’illusione alla verità si presenta come la trascrizione italiana di una testimonianza pronunciata da Gloria Polo in una chiesa di Caracas il 5 maggio 2005. Il testo colloca l’incidente all’Università Nazionale di Bogotá il 5 maggio 1995, intorno alle 16.30.
[2] Il racconto secondo cui i corpi sarebbero rimasti elettricamente carichi per più di due ore contrasta con le indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention, della Croce Rossa americana e del National Weather Service: le vittime di un fulmine non conservano la carica e possono essere soccorse immediatamente.

